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Crisi del Welfare e Privatizzazione dei Servizi
Pubblici
Intervento di Ivan Cicconi alla iniziativa di SOCRATE del 27
febbraio 2003: SE "HERA", COSA SARA'? ovvero I SERVIZI PUBBLICI
A BOLOGNA CON LA PRIVATIZZAZIONE E LA QUOTAZIONE IN BORSA.
Il tema dei servizi pubblici locali è un punto centrale
di riflessione programmatica nella prospettiva di una ridefinizione
della strategia delle sinistre anche e soprattutto in un contesto
come quello Bolognese, ed Emiliano-Romagnolo.
Proprio su questo tema stenta ad emergere un "carattere"
della sinistra che, invece, nella esperienza storica di questa Regione
ha caratterizzato il suo modo di essere concreto ed alternativo.
Non sempre si sono evitati errori e registrati limiti, ma su
questi temi le giunte popolari e di sinistra hanno rappresentato
un vasto e articolato laboratorio per la costruzione di una egemonia
culturale riconosciuta ed apprezzata, in alcuni momenti, anche in
campo internazionale. Anche per questo motivo si è potuto
parlare, ad esempio, di un "modello emiliano". La concretezza
ed i valori di questa esperienza hanno rappresentato un fenomeno
anche culturale che certamente aveva caratteri di modello.
Indice
Privatizzazioni e piccole imprese
Privatizzazione e competizione
"HERA" cosa sarà?
Privatizzazioni e
piccole imprese
Il tema dei servizi pubblici locali è oramai diventato
di assoluto rilievo non solo per l'essenzialità che determinate
prestazioni di interesse generale assumono per la collettività,
ma anche per le implicazioni economiche che essi determinano.
La stessa definizione di servizio pubblico (locale) è sempre
più nebulosa e di difficile delimitazione, tante sono le
modifiche negli ultimi anni apportate all'originario impianto ordinamentale,
cosicché già la semplice individuazione dei soggetti
erogatori di servizi pubblici dimostra una sempre maggiore eterogeneità
di funzioni svolte più o meno integrate tra loro, talvolta
anche non propriamente di servizio pubblico.
Tra le cause dei processi di ristrutturazione che da alcuni anni
stanno caratterizzando i principali servizi pubblici, occorre annoverare,
da un lato, l'innovazione tecnologica e, dall'altro, le riforme
apportate dall'ordinamento a buona parte de settori storicamente
inclusi dall'espressione. Ciò determina l'erosione, in alcuni
casi, delle caratteristiche di monopolio del servizio.
Per quanto concerne gli effetti dell'innovazione tecnologica,
essa consente di integrare di nuovi contenuti i servizi già
resi e, talvolta, di erogare il medesimo servizio con modalità
organizzative diverse. In modo da ridurre le condizioni tecniche
che rendevano necessaria l'erogazione del servizio in monopolio.
L'altro elemento foriero di profonde modificazioni, soprattutto
alle modalità gestionali dei servizi, è rinvenibile
nelle numerose riforme apportate all'ordinamento in materia di servizi
pubblici locali. La profonda rivisitazione degli istituti canonici
di gestione dei servizi, avviata con la legge 142 del 1990 e più
volte modificata, ha determinato, secondo modalità differenti
in relazione alle diverse esperienze, un processo di privatizzazione
dei soggetti gestori di servizi pubblici a rilevanza locale.
Tuttavia il problema centrale da un punto di vista economico (ma,
per gli effetti che questo determina, anche sociale), tuttora non
risolto, attiene alla relazione intercorrente tra la privatizzazione
e liberalizzazione della gestione dei servizi.
Per quanto riguarda l'evoluzione normativa delle attività
di servizio pubblico, questa è determinata sia dall'intervento
comunitario che ne dispone l'apertura e la liberalizzazione (in
termini normativi, mediante la rimozione dei cd. Diritti di esclusiva),
sia dal legislatore nazionale che ha introdotto nuove modalità
gestionali.
La riforma impressa dalla Comunità alla disciplina dei
servizi di interesse economico generale (secondo la terminologia
indicata all'art. 90 del Trattato istitutivo) ed in vario grado
recepita dal legislatore nazionale ha posto le premesse per il passaggio
da una gestione monopolistica di tipo dirigistico ad una di monopolio
regolamentato, quando non ad una liberalizzazione vera e propria,
consistente nell'apertura del mercato a più soggetti gestori
del servizio.
A tali mutamenti occorre aggiungere la profonda innovazione dei
modelli di gestione dei servizi di rilevanza locale apportata dal
legislatore nazionale. A questo proposito, infatti, il nostro ordinamento
prevede più modelli, alternativi, di gestione dei servizi
di interesse collettivo. Tra questi modelli è previsto anche
il ricorso a società per azioni controllate da soggetti privati,
pur con una partecipazione più o meno qualificata di enti
pubblici locali (DPR n. 533/1996).
Al di là della modalità organizzativa, ai soggetti
gestori viene assegnata l'erogazione del servizio in regime di esclusiva,
determinando così dei monopoli locali nel mercato dei servizi;
ed infatti si sta proponendo il problema della coesistenza di interessi
diversi: la redditività degli investimenti (privati) nella
gestione e la tutela degli interessi della collettività.
Già da queste brevi considerazioni risulta chiaro che
il processo di ristrutturazione dei servizi locali, attualmente
in atto, non sarà privo di contraddizioni ed elementi di
contrasto. Non c'è dubbio, però, che la soluzione
va ricercata partendo da un'effettiva conoscenza dei processi di
cambiamento in atto. L'esigenza di definizione delle variabili del
problema sconta, in definitiva, numerose difficoltà dovute
alla molteplicità degli aspetti che caratterizzano il settore:
giuridico, sociale ed industriale.
Tuttavia, da un punto di vista giuridico-economico è possibile
individuare alcune questioni riguardanti il problema della concorrenza
nell'erogazione dei servizi pubblici locali: una cosa è la
privatizzazione tout court della gestione, altro è la liberalizzazione
dei servizi in modo da conseguire, ove sia tecnicamente possibile,
un certo grado di concorrenza. Da questo punto di vista, due sono
i problemi che meritano una particolare attenzione: il problema
dei mercati indotti e quello dei mercati correlati.
Il primo attiene al mercato (indotto) dagli stessi soggetti erogatori:
si tratta degli appalti che questi soggetti affidano per il soddisfacimento
di proprie necessità di beni e servizi che sono strumentali
all'erogazione del servizio pubblico. Data la funzione di questi
appalti, talune questioni come la qualità delle opere, dei
beni e dei servizi acquisiti assumono un rilievo centrale non solo
per esigenze normative, ma anche per esigenze di efficienza economica
e di redditività che stanno sempre più condizionando
il comportamento dei soggetti gestori. L'istanza di qualità
dei beni e servizi acquisiti comporta la necessità di introdurre
sistemi di assicurazione e certificazione della qualità stessa
nelle procedure di aggiudicazione.
La questione dei mercati correlati, ovvero di quelle attività
conseguenti all'erogazione di un determinato servizio come, ad esempio,
i cd. servizi post-contatore (dalla realizzazione degli impianti
ad uso privato ed industriale, alla manutenzione, ecc.) che danno
origine a mercati di natura privata, diverse dalle attività
istituzionali di servizio pubblico, nei quali operano di frequente
strutture artigianali o di piccola dimensione. In tali mercati si
sta rinvenendo un interesse sempre più marcato degli stessi
soggetti che erogano il servizio pubblico, dando origine a problemi
distorsivi della concorrenza in questi mercati a valle del servizio
erogato in monopolio, talvolta concretizzati in comportamenti abusivi
della propria posizione di vantaggio.
Non è, ovviamente, qui messo in discussione la possibilità
per le aziende operanti nei servizi pubblici di razionalizzare o
innovare la gestione degli stessi. La questione infatti riguarda
mercati e attività tradizionalmente coperti dalla piccola
impresa e dagli artigiani che oggi vedono la loro attività
a rischio a causa di una situazione di incertezza normativa che
consente alle nuove aziende di "diritto privato" di utilizzare
la loro situazione di monopolio sul servizio per "imporre"
nei mercati "indotti" o "correlati" altre aziende
controllate, espellendo dal mercato la piccola impresa.
La problematica presenta, pertanto, vari aspetti che intervengono
in uno dei principali "grandi nodi" del prossimo futuro
e richiede un deciso intervento di sostegno e di tutela degli interessi
legittimi della piccola impresa.
Occorre pertanto una precisa e quanto più possibile completa
regolamentazione di riferimento, che detti condizioni di parità
sul mercato per tutte le imprese, pubbliche e private e fra queste
quelle soprattutto piccole e artigiane.
Privatizzazione e competizione 
Le esperienze concrete di privatizzazione fino ad oggi realizzate
nel campo dei servizi pubblici locali (gas, acqua, trasporti, rifiuti)
mostrano una tendenza forte e comunque caratterizzata da alcuni
elementi comuni:
- la privatizzazione si concretizza nella generalità dei
casi nella trasformazione di aziende speciali e/o insortili in
società di diritto privato (normalmente una SpA) a totale
capitale pubblico.
- in quasi tutti i casi della scelta della SpA, le infrastrutture
puntuali (impianti e centrali) o a rete (distribuzione gas e acqua)
vengono conferite in proprietà alla stessa SpA.
Questi due caratteri forti delle privatizzazioni rappresentano
nel contesto del paese due tarli straordinariamente pericolosi.
Da una recente indagine realizzata in Emilia-Romagna sui comuni
con popolazione superiore ai 20.000 abitanti, si rileva che circa
il 60% dei servizi pubblici locali sono già gestiti da società
di diritto privato con capitale totalmente pubblico. In un solo
caso, in queste società, si registra la partecipazione di
capitale, per una partecipazione del 2 per cento, posseduto da una
banca. Dunque la tendenza che si afferma è una privatizzazione
senza capitale privato, con effetti comunque significativi. Tale
assetto giuridico infatti non risolve, bensì accentua le
carenze che sono alla base della spinta "ideologica" alle
privatizzazioni. Da un lato, infatti, la presenza partitocratica
(nelle nomine) rimane immutata mentre si accentua la possibilità
di una gestione priva di controlli e regole pubblicistiche. Se le
ragioni del degrado delle aziende pubbliche precedenti era da attribuire
alla cooptazione di queste dentro il sistema di tangentopoli, oggi
i protagonisti di quel sistema sono ancora più liberi di
replicare quel sistema.
Decisamente più grave è però il rischio
derivante dalla proprietà delle infrastrutture collocata
dentro le SpA. La tendenza di patrimonializzare queste aziende conferendo
il valore delle infrastrutture è in netto contrasto sia con
le direttive dell'Unione Europea (la separazione della proprietà
delle reti, dalla gestione del servizio), sia con i principi elementari
della competizione.
Negli statuti delle società, infatti, la presenza dei
privati non è, ovviamente, esclusa. Anzi, nella generalità
dei casi, la scelta della SpA è motivata dalla esigenza di
aprire le stesse alla partecipazione dei privati. E' del tutto evidente
che la eventuale conquista della maggioranza, o del controllo, da
parte del privato consentirebbe a questi di gestire, in una situazione
di monopolio senza ritorno, il servizio pubblico. La competizione
infatti con chi ha la proprietà delle reti potrebbe essere
realizzata solo attraverso la costruzione di reti alternative: condizione
che in tutta evidenza è semplicemente irrealizzabile. Quello
che comunque già registriamo è una sostanziale fuga
dalle regole degli appalti pubblici con la costituzione di numerose
società di scopo, con soggetti privati, che di fatto limitano
la concorrenza anche in settori storicamente presidiati dalla piccola
impresa.
Dunque queste due tendenze delle "privatizzazioni"
in atto fanno emergere due situazioni solo apparentemente paradossali:
- La privatizzazione delle società pubbliche come occasioni
straordinarie per un ulteriore e meno controllato sistema di occupazione
e gestione delle risorse pubbliche.
- Le aziende privatizzate come occasione per il privato di occupare
il mercato dei servizi pubblici in situazione di monopolio senza
ritorno e comunque di situazioni di concorrenza sleale in settori
correlati al pubblico servizio.
I paradossi evidenziati testimoniano quanto ideologiche siano
le motivazioni della privatizzazione. Se queste si fondano (come
si dice) sul "degrado del pubblico" e sulla ricerca nel
privato della efficienza data dalla "libera concorrenza",
su entrambe le risposte sono esattamente opposte.
"HERA" cosa sarà?

Una riflessione ancora più critica viene proposta dalla scelta
effettuata dai comuni dell'area romagnola e della provincia di Bologna.
In questa esperienza oltre a ritrovare i punti critici già
evidenziati occorre avere presente lo scenario determinato dalla
costituzione della "Holding Energia, Risorse Ambiente"
e dalla decisione di tutti i Comuni soci di procedure alla quotazione
in borsa.
I punti che proponiamo come approfondimento sono:
- il rapporto con il potere dei cittadini e degli enti locali
(vedi almeno soci);
- il rapporto con gli organismi di programmazione e controllo
(ATO) e la possibilità - capacità di questi (vedi
legge regionale);
- il rapporto con la proprietà delle reti ed impianti,
stante la previsione dell'art. 35 della finanziaria 2002 (vedi
art. 35);
- il rapporto con le procedure di evidenza pubblica, e di potenziali
conflitti di interesse (vedi visure).
Il problema però che oggi si pone non è il modo
ma i tempi della riflessione e delle proposte.
La scadenza elettorale del 2004 infatti ci propone una data nella
quale le scelte fondamentali si debbano, stante i tempi definiti
dalle leggi, realizzare.
Lo scenario che si potrebbe presentare a quella data potrebbe
già essere compromesso (uno scenario possibile: una OPA su
una Holding appetibile).
Bologna, marzo 2003
Ivan Cicconi(
[1] )
NOTE
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